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Vittorio Cini. L’ultimo doge

di Anna Guglielmi Avati, con la prefazione di Giordano Bruno Guerri. 138 pagine, italiano.

Affrontando Benito Mussolini con parole molto chiare, Vittorio Cini, ministro delle Comunicazioni, nel corso del Consiglio dei Ministri del 19 giugno del 1943, per primo gli disse che non poteva continuare, come aveva fatto negli ultimi tre anni, a lasciarsi sorprendere dagli eventi! Il popolo italiano era povero e allo sbando. E chiese, quindi, di far cessare quell’inutile guerra al fianco di Hitler! Per questa sua presa di posizione, dopo l’8 settembre venne arrestato dai Tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Dachau.

E’ Vittorio Cini, l’“ultimo Doge di Venezia” come lo definì Indro Montanelli, il protagonista del volume di Anna Guglielmi Avati e della mostra che ne consegue.

“Il libro nasce dal desiderio di mettere nella giusta luce la figura di Vittorio Cini, grande imprenditore e immenso mecenate del Novecento – dichiara Lorenzo Zichichi, presidente de “Il Cigno GG Edizioni” -. La volontà di Francesco Avati di dare alle stampe l’inedito lavoro della moglie Anna, nipote di Cini, mi ha spinto a costruire attorno a questa pubblicazione un omaggio alla figura di questo straordinario personaggio. Tre città sono legate al suo operato: Ferrara dove nacque, Roma dove realizzò l’Eur, Venezia dove trascorse buona parte della sua vita. Se l’arte contemporanea raccoglie ottimi artisti attorno alla figura di Cini significa che il suo nome ispira creatività, e quindi ravviva la memoria di ciò che lui fece per il nostro Paese”.

“Nei miei studi sul fascismo – scrive Giordano Bruno Guerri – ho incontrato spesso Vittorio Cini, che fascista non era. Come ebbe a dire un suo collega senatore e industriale, Giovanni Agnelli, chi è responsabile di una grande azienda deve sempre stare con il partito al governo. Appoggiò il regime per lo sviluppo e la modernizzazione che dava al Paese, e Mussolini sfruttò le sue capacità imprenditoriali affidandogli la cura di una delle imprese più ambiziose, la costruzione dell’Eur-42 e facendolo nominare conte dal re. Ma Cini guardò sempre al duce con occhi disincantati e fu tra i primi a capire – durante la guerra – che di lui occorreva liberarsi al più presto”.

L’introduzione di Giordano Bruno Guerri al volume – prosegue Zichichi – è un’indagine analitica dei rapporti fra Cini e il Fascismo. Le Monde, in un recente articolo sulla mostra del patrimonio artistico di Cini a Aix-en-Provence, la descrive come la “collection d’un des piliers du fascisme italien” (la collezione di uno dei pilastri del fascismo italiano, ndr)! È quindi quanto mai opportuno ristabilire la verità. Guerri e le pagine della Guglielmi Avati lo fanno in maniera esaustiva”.

Vittorio Cini. L’ultimo Doge”, a cura di Marco di Capua, è l’esposizione inaugurata giovedì 9 giugno 2022 alle ore 19.00 nei Musei di San Salvatore in Lauro a Roma. Saranno esposte le opere di 27 artisti: tra questi, “Gli amanti dell’isola” di Oliviero Rainaldi (2022, carbone su carta, cm 300 x 250); “La O di Giotto, d’après 1962” di Alberto Biasi (2000, Acrilico e PVC su tavola, Cm 85 x 85); “Notturno a Venezia” di Ettore de Conciliis (2020, olio su tela 197 x 266,5 cm); “Variazione lagunare su tema di San Giorgio” di Giovanni Tommasi Ferroni (2022 olio su tavola, cm 40 x 40); “Mappa per andare via” di Pizzi Cannella (2004, tecnica mista su tela, cm 300×700); “Colosseo”, di Mauro Reggio (2022, olio su tela,70 x 100 cm); “Italia pacco: tutto ciò che non è stato” di Marco Bernardi (2017-2022, gommapiuma legno celofan, 200x90x20 cm),“San Giorgio”, di Elisa Grezzani (2022, tecnica mista su tavola, cm 111×145).

Nel periodo tra le due guerre Cini fu uno dei principali esponenti del cosiddetto “gruppo veneziano”, di cui fu la “mente finanziaria”. Le sue attività industriali si svilupparono principalmente nel settore economico, siderurgico, elettrico, marittimo, turistico, assicurativo. Gli venne affidata, più tardi, la gestione delle acciaierie Ilva, in pessime condizioni economiche. Dal 1936 al 1943 fu Commissario Generale dell’Esposizione Universale di Roma: E42. Fu ministro delle Comunicazioni nel febbraio 1943: lasciò la carica dopo sei mesi per profonde divergenze con il capo del Governo, Benito Mussolini.

 “In quale rapporto stanno la vita davvero inimitabile, equiparabile a un fluviale, densissimo romanzo, di un uomo come Vittorio Cini con ciò che di immobile, silenzioso e puramente visivo oggi può ispirare? – scrive nel volume Marco Di Capua – Quant’è necessaria l’arte, proprio ai fini della simbolizzazione di quella moltitudine di significati che altrimenti si disperderebbero come foglie al vento, ce lo segnala la storia stessa e non senza orgoglio lo ammettono i suoi protagonisti, i quali ancora vivono nella nostra immaginazione, e saranno per sempre lì, davanti a noi, anche solo grazie a un ritratto, a una figura, a un volto di profilo, perché questo ha di prodigioso l’arte visiva: ogni volta sfila dal mazzo la carta vincente, l’asso che fa vincere la guerra contro il tempo, la dimenticanza, l’invisibilità di ciò che è stato, e quell’implacabile erosione della memoria che in emblema e nella loro irrevocabile mutezza, soltanto un quadro, una scultura o una fotografia possono combattere”.

 

COD: ISBN 978-88-7831-486-3 Categorie: ,

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