Per la prima volta una grande mostra racconta un altro volto di Antonino Zichichi attraverso gli artisti che hanno condiviso con lui l’idea che Arte e Scienza rappresentino le più alte espressioni dell’intelligenza umana, “strumenti di conoscenza, di pace e di civiltà”
A Erice ventotto artisti di fama ricostruiscono il dialogo tra il grande fisico italiano e l’arte contemporanea. C’è un Antonino Zichichi che tutti conoscono: il fisico, il fondatore del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, il divulgatore scientifico e volto noto della tv, l’uomo capace di trasformare Erice in uno dei principali luoghi di incontro della ricerca mondiale.
E ce n’è un altro, meno noto ma altrettanto straordinario. È lo Zichichi che trascorreva ore negli studi degli artisti, che discuteva di geometria con i pittori, di luce con gli scultori, di armonia con gli architetti. Lo scienziato convinto che una scoperta scientifica e un’opera d’arte nascessero dallo stesso gesto creativo: la capacità dell’uomo di osservare il mondo.
La mostra che sarà inaugurata il 24 luglio a Erice e resterà aperta fino al 4 novembre 2026, articolandosi tra l’Istituto Wigner-San Francesco, il Castello di Venere e la Chiesa di San Pietro.